Associazione Amici della Musica
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Danzare per Vivere, Vivere per Danzare

24 Luglio 2016 - ore 21:00
Chiesa di Sant’Alberto Via Garibaldi, Trapani

In collaborazione con l’Istituto di Cultura Italo-Tedesco di Trapani e l’Ente Luglio Musicale Trapanese

“DANZARE PER VIVERE, VIVERE PER DANZARE”
Spettacolo di parola, musica e danza
ispirato al libro di memorie della coreografa Helen Lewis
“Il tempo di parlare – Sopravvivere nel lager a passo di danza”
Ideazione, coreografia e regia di Betty Lo Sciuto

Simona Malato
attrice
Silvia Giuffrè, Sara Bonsorte, Marco Calaciura
danzatori

Lo spettacolo è ispirato alla drammatica esperienza di Helen Lewis, giovane ebrea nata a Trutnov, in Bohemia, di lingua e cultura tedesca, con il sogno di diventare una danzatrice.

Dalla ricca e affascinante Praga della fine degli anni Trenta del Novecento, dove aveva vissuto durante la formazione, proprio all’inizio della sua carriera nella danza, viene traumaticamente deportata al ghetto di Terezin e in seguito nel lager di Auschwitz. Finalmente poi, la liberazione.

L’incredibile racconto di questa donna sopravvissuta all’Olocausto grazie alla passione per la danza e alla solidarietà segreta di coloro che tra i carnefici non dimenticarono la propria umanità, è narrato nella sua toccante autobiografia. (Helen Lewis, IL TEMPO DI PARLARE, Einaudi, 1996, Torino)

Helen Katz (22 June 1916 – 31 Dicembre 2009) nasce in una famiglia ebrea di lingua tedesca. Trasferitasi a Praga nel 1935, studia danza e filosofia diventando assistente nella “Mayerová’s Dance School”. Il suo rigoroso allenamento è fondato sui principi di movimento di Rudolf Laban. Ancora studentessa, danza nella compagnia professionale della scuola, esibendosi al Teatro Nazionale di Praga.

Alla fine degli studi sposa Paul Hermann, anch’egli ebreo, ma nel ‘35 grandi difficoltà sopraggiungono con l’invasione dell’allora Cecoslovacchia e poi nel 1941 con le persecuzioni razziali. Vengono così deportati a Terezín, in seguito ad Auschwitz e lì separati.

Paul Hermann muore, come anche la madre.

A Stutthof un comandante nazista, saputa della sua esperienza nella danza, le ordina di coreografare il Walzer da Coppelia per lo spettacolo di Natale.

Sopravvissuta al lager, alla fine della guerra ritorna a Praga e nel 1947 sposa Harry Lewis, ceco con nazionalità britannica.

In seguito si trasferiscono a Belfast, dove, dopo la nascita dei figli, lavora come coreografa e fonda il “Belfast Modern Dance Group”.

“La danza ha salvato la mia vita”, ama ripetere spesso.

L’estetica dello spettacolo richiama il Teatro delle ombre cinesi, la danza e gli altri elementi vi si inseriscono con questo spirito.

Il tema dell’olocausto è trattato non direttamente ma attraverso le vicissitudini emotive del personaggio centrale, Helen.

Come un puzzle in cui i tasselli sono frammenti di ricordi: l’infanzia, la formazione nella danza, la vita di giovane donna appena sposata che vive gli inquietanti presagi di sventura negli anni ’30 a Praga, e poi le memorie del lager e finalmente la liberazione.

Lo spettacolo si snoda seguendo un percorso di metafore emotive che riecheggiano vari momenti, come l’educazione infantile, impregnata di musica e poesia tedesca: la madre, un’eccellente pianista e cantante, le suonava e cantava lieder di Schubert e Schumann, il nonno la intratteneva recitandole poesie di Goethe, Heine, Schiller.

Infine, “Erlkönig”, la toccante ballata di Goethe magistralmente musicata da Schubert, narra di un padre che non riesce a salvare la vita del figlio malato, in preda a visioni terrifiche.

Esprime molto bene il senso di angoscia e d’impotenza dell’uomo di fronte al Male e all’Ignoto, richiamando la fragilità dell’umana esistenza.

E come purtroppo spesso accade, le paure diventano realtà senza che sia possibile capire veramente o sapere come e perché ciò sia avvenuto.

Metafora del lungo periodo della prima metà del XX secolo in cui in Europa si respirava un’aria strana e perturbante, sentimento sicuramente non estraneo al mondo contemporaneo.

Betty Lo Sciuto

Biglietto

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